:)

Tribute to xkcd

Posted: May 26th, 2008 | Author: sback | Filed under: divertente, societa` | No Comments »

…come se il suo PageRank non fosse alto abbastanza :)

What Does xkcd means?

What Does xkcd means?


Il bianco sta bene con tutto

Posted: January 16th, 2008 | Author: sback | Filed under: citazioni, informatica, libri, societa` | 1 Comment »

E anche certe citazioni:

“Il semble que la perfection soit atteinte non quand il n’y a plus rien à  ajouter, mais quand il n’y a plus rien à  retrancher.”
Antoine de Saint-Exupéry, Terre des hommes

[Pare che la perfezione sia raggiunta non quando non c'e` piu` niente da aggiungere, ma quando non c'e` piu` niente da togliere]


Prima…

Posted: December 16th, 2007 | Author: sback | Filed under: citazioni, libri, societa` | 3 Comments »

“Non so cosa faranno nella vita”
“Questa e` un’altra storia! Di sicuro non avranno una vita facile e sara` ancora piu` difficile riuscire a controllarli perche`, come ha detto bene lei, non credono nei valori che hanno ereditato. [...] Perche` quei valori erano in grado di manipolare, erano alienanti. Una gioventu` patriota, che ama i propri genitori e crede in dio, e` una gioventu` perfetta per coloro che sono al potere: obbediente, disciplinata e timorata di dio. [...] Ci hanno sguazzato tanto in questa meravigliosa situazione che ora puo` vedere il risultato: ne` disciplinata, ne` obbediente e nemmeno credente”
“Non c’e` soluzione”
“Non c’e` soluzione antica. Ha fatto il suo tempo ormai. Oggigiorno non c’e` modo di convincerli a stare dietro a una bandiera o una processione. Non esistono piu` i valori, e sa perche`?”
“Sono sicuro che lei me lo dira`”
“Perche` sono morti di morte naturale. Nessuno li ha uccisi. In altre parole, nessuno ha ammazzato dio.”

Antonio Lopez Campillo, Juan Ignacio Ferreras, Corso accelerato di ateismo

Nessuno li ha uccisi. Certi valori muoiono da soli, perche` sono nati per una certa necessita`, perche` il momento storico li ha creati. E non solo i valori, anche le situazioni, le societa`, i moti hanno un periodo di generazione che ne determina spesso anche la causa della morte. Quando una necessita` e` finita, finisce anche quello che da essa e` nato.

Riflettendo sulla situazione economica italiana, forse e` di aiuto sapere come sono nati alcuni aspetti che ci contraddistinguono.

Riassumendo brevemente l’inizio dell’ottimo articolo di Augusto Graziani (”L’economia italiana e il suo inserimento internazionale”, in Storia dell’Italia repubblicana, 1996), l’anno 1969 determina il punto di partenza di nuovi assetti industriali italiano, creando un momento di svolta nelle vicende dell’economia. Viene addirittura usato la locuzione autunno caldo del 1969. Brevemente: i sindacati si rendono conto che non e` sufficiente chiedere un aumento degli stipendi per migliorare il tenore di vita dei dipendenti, perche` l’inflazione puo` facilmente inghiottirlo annullandolo; per questo motivo si domandano dei miglioramenti di carattere normativo (minori ritmi di lavoro, maggiore sicurezza, limitazione del lavoro straordinario).
Queste richieste si trasformano (se capitasse nei nostri giorni aggiungeremmo l’avverbio incredibilmente) in conquiste che portano all’emanazione dello Statuto dei Lavoratori del 1970. E questo cambia tutto e porta alla nascita di alcuni aspetti essenziali della nostra economia, leggiamo come:

“Venne dunque messa in atto una strategia di ristrutturazione complessa che investi` in modo differenziato i diversi settori produttivi.
I settori dell’industria pesante puntarono direttamente sulla modernizzazione tecnologia e sulle meccanizzazione crescente dei processi produttivi. Per questi settori, che richiedono investimenti poderosi, il problema centrale e` quello dell’acquisizione di finanziamenti a basso costo e lunga scadenza. Una delle vie percorse fu quella del ricorso crescente a fondi pubblici, anche attraverso il dislocamento degli impianti nelle regioni del Mezzogiorno, dove sussidi finanziari venivano concessi con generosita` assai maggiore che non altrove. [...] Era inevitabile d’altro canto che investimenti di questa natura non potevano contribuire se non in misura marginale a risolvere il problema della disoccupazione del Sud.
Per i settori dell’industria leggera, ad alta intensita` di lavoro, il problema centrale era quello di ridurre il costo del lavoro che, come abbiamo visto, era stato rapidamente accresciuto non soltanto dagli aumenti salariali, ma anche e ancor di piu` dai miglioramenti normativi ottenuti dai sindacati.
Gli strumenti utilizzati a questo scopo furono quelli del decentramento produttivo e dello sviluppo di una rete di piccole e medie imprese. Il decentramento produttivo venne realizzato dalle grandi imprese mediante il trasferimento fuori dalle mura aziendali di tutti i processi che tecnicamente potevano essere distaccati. [...] Le fasi intermedie [del processo produttivo] vennero invece trasferite a opifici minori, a piccole imprese padronali, o addirittura affidate a lavoranti a domicilio. Vennero` cosi` conseguiti almeno tre risultati principali. In primo luogo, il costo del lavoro venne ridotto: infatti, nelle imprese minori o nel lavoro domiciliare, non vigono limiti rigorosi di orario, la retribuzione puo` essere effettuata a cottimo (sistema che crea un grande incentivo ad accrescere l’intensita` del lavoro, e che proprio per questa ragione incontra l’opposizione dei sindacati di fabbrica), ed e` possibile sfuggire in larga misura all’applicazione delle norme sulla legislazione sociale. In secondo luogo si ottenne una flessibilita` molto maggiore nell’utilizzazione della forza lavoro; una volta collocata la mano d’opera in opifici minori o addirittura a domicilio, fu assai piu` facile servirsene in misura maggiore o minore a seconda della convenenienza del momento, mentre allorche` i lavoratori erano concentrati in fabbrica, ogni riduzione d’organico creava contrasti e sollevava contestazioni da parte sindacale. Inoltre si realizzo` un allentamento della pressione sindacale, in quanto la classe lavoratrice, dispersa e divisa, trovo` assai piu` difficile coalizzarsi in un’azione unitaria.
[...] Si ebbe un fiorire di una molteplicita` di piccole e medie imprese, non di rado autonome rispetto alle imprese maggiori, dotate di tecnologie aggiornate e capaci di crearsi adeguati spazi non soltanto nel mercato nazionale ma anche all’estero.
[...] Questa profonda modificazione strutturale portava con se` trasformazioni parallele nel mercato del lavoro. Le grandi imprese andavano concentrando il reclutamento sui lavoratori appartenenti alle classi centrali di eta`: quelli cioe` che possedendo gia` un’esperienza lavorativa, ma essendo ancora in pieno vigore fisico e intellettivo, promettevano di essere i piu` produttivi. Le imprese minori reclutavano invece nelle frange marginali, le donne, gli anziani, i giovani.”

Mi sono cosi` finalmente spiegato perche` la nostra poltiglia italiana debba cosi` tanto alle piccole e medie imprese e poco alle grandi imprese, che hanno molto di piu` da offrire attualmente.
Nella scelta se andare a lavorare per un grosso nome oppure una piccola realta` regionale, non si hanno troppi dubbi: non sono due esperienze minimamente paragonabili: la prima promette un valore di accrescimento lavorativo maggiore di svariati ordini di grandezza. Inoltre, come gia` nel 1970 per essere assunti da una ditta importante e` necessario essere nel pieno vigore fisico e intellettivo e avere un’ottima esperienza (leggi cv), quindi essere riconosciuti come in possesso di tali caratteristiche non e` facile ed e` gia` da solo piuttosto gratificante.

Forse ci possono essere alcuni vantaggi sociali nel rapporto che si puo` creare tra i dipendenti di una piccola azienda (a dispetto del mondo alienante del grande nome), ma spesso non sono una giustificazione sufficiente a propendere per la scelta di andare a lavorare presso quest’ultima.

Non credo che sia facilmente chiaribile quale delle due realta` possa avere un valore morale superiore: spesso le piccole imprese, come scritto sopra, nascono dalle esigenze economiche delle grandi, delle quali condividono gli obiettivi.

Tree

Tree

Pero` questa situazione, non so come, non so quando, morira`. Di morte naturale.
Forse avremmo bisogno di un Hari Seldon, che ci inducesse ad accorciare questo periodo di transizione.
E spero che, magari dopo un periodo di fatica, nasca qualcosa di migliore per noi giovani, che non ci imponga come ora, quasi d’obbligo, di lasciare le nostre radici per trovare qualcosa di gratificante per noi stessi.


The Land where you NOT do as you please

Posted: October 24th, 2007 | Author: sback | Filed under: informatica, io, societa` | 2 Comments »

Piccolo post, per portare una piccola questione agli occhi di tutti.

Il portatile che avevo prima, un mitico Toshiba Portégé M200, aveva il bel pregio di non rompere eccessivamente le scatole: poche cure e tanto lavoro. E comunque l’ho sempre trattato bene, cercando di non farlo scaldare troppo, e preservando la vita della sua batteria.

Ora vorrei preservare la vita della batteria del nuovo portatile, un MacBook, ma a quanto pare in casa Apple non vogliono.

No trespassing

Dopo tante cose che NON si possono fare con l’iPhone, dopo avere introdotto pesantemente i DRM in iTunes, dopo avere bloccato a 2GB la memoria massima utilizzabile su un macbook (benche` potrebbe arrivare a 4GB)… la casa di Cupertino comincia a stufarmi.

Aggiornamento:
E` uscito Mac OS X Leopard. Bene! BootCamp sara` installato dentro Leopard di base. Bene! Ora non si puo` piu` scaricare la beta di BootCamp e installarla su Tiger… non potro` installare ubuntu finche` non avro` comperato e installato Leopard. Bene! -_-

Ero sopravvisuto… hanno deciso di spararmi ancora!
Mi sembra che il portatile me l’abbiano dato in comodato d’uso piu` che venduto.
Forse Stallman non e` poi cosi` integralista


A per Americano

Posted: October 7th, 2007 | Author: sback | Filed under: citazioni, film, libri, societa` | 1 Comment »

Dopo che il film di V for Vendetta mi era piaciuto, ho avuto l’occasione (thanks to Piteko) di leggere il fumetto originale da cui il film e` stato tratto.

A parte qualche piccola difficolta` a riconoscere i personaggi nel succedersi del racconto (probabilmente a causa dell’edizione di formato abbastanza ridotto) ho constatato uno spessore decisamente piu` profondo dell’idea che sta alla base del racconto. E` stata una delle poche volte in cui ho pensato che “con questo fumetto ci si poteva scrivere un libro”, per via dello stile e delle tematiche presentate. Ma come mi fa notare giustamente Piteko, non e` un male che esistano dei bei fumetti per adulti (ovviamente lui si riferiva a quelli vietati ai minori.. :p ).

Un piccolo spunto di riflessione:

La felicita` e` una prigione, Evey
La felicita` e` la prigione piu` subdola di tutte [...]
E` questa la felicita` che vale piu` della liberta`?

Per il paragone tra film e opera cartacea vi lascio al commento dell’autore della trama su carta: Alan Moore.

reversed A

[Il film] e` stato trasformato in un’allegoria dell’era Bush, da persone troppo timide per ambientare una satira politica nella loro nazione… E` una fantasia liberale americana ostacolata, frustrata e largamente impotente di qualcuno con valori liberali americani che si confronta con uno stato governato da neo-conservatori; che non e` cio` che trattava il fumetto di V for Vendetta. Quello trattava di fascismo, trattava di anarchia e trattava dell’Inghilterra.

Per amore di completezza vi lascio il link ad un video in cui Alan Moore viene intervistato circa il suo credo religioso “non convenzionale“.


La Pecora Nera

Posted: September 1st, 2007 | Author: sback | Filed under: societa`, viaggiare | 2 Comments »

Stasera ho fatto un piccolo foto fumetto, ricordando una serata a Lugano…

Prima Pagina - Seconda Pagina

Pecora Nera

Se non fosse chiaro: sono indignato.


La Rosa Bianca: altre amenita` libere…

Posted: June 9th, 2007 | Author: sback | Filed under: film, societa` | 1 Comment »

Socialmente sarebbe opportuno che ognuno si caricasse delle proprie responsabilita` nel momento in cui scrive qualche cosa, in modo da potere essere giudicato secondo le leggi della comunita` in cui vive.
Viceversa vorrebbe dire lasciare la tranquillita` al pedofilo di postare delle foto malvagie senza incorrere in nessuna sanzione. Significherebbe lasciare al terrorista il permesso di comunicare i suoi malefici piani senza pericolo. Un gruppo di negazionisti potrebbe persino creare un proprio sito, degli inneggiatori al fascismo potrebbero liberamente scambiarsi foto e inni sul loro idolo.

Perche` allora dovrei creare una rete che permette tutte queste cose?
Credo nella liberta` di espressione innanzittutto, nella liberta` di potere dire cio` in cui crediamo anche se e` in completo contrasto con la comunita`. Non vorrei perdere l’occasione di trasmettere il mio pensiero a causa della deviazione di un pedofilo. Ritengo che le persone che possano dire cose interessanti sono in numero ben maggiore a quello dei pedofili.

Comunque puoi dire quello che vuoi, e nessuno ti puo` perseguire per questo!
Vero(?) in Belgio, in alcuni paesi occidentali e rari orientali. Ma ci sono innumerevoli stati (ciascun lettore con la propria sensibilita` politica, sapra` ricordarsi i casi piu` importanti) in cui dire quello che si pensa porta a subire gravi conseguenze.
A questo proposito mi ricordo uno dei piu` bei film che ho visto nel 2005 all’ex-cinema Nosadella: La Rosa Bianca - Sophie Scholl. Si parla del movimento non-violento anti-nazista della Rosa Bianca. In particolare si narra dell’esecuzione di tre membri catturati in seguito alla diffusione di volantini “illegali” all’interno dell’universita` di Monaco di Baviera. Avevano tutti circa vent’anni.

Di fronte a quelle immagini credo che non ci sia nessun valido motivo per giustificare chi vuole diminuire le liberta` fondamentali dell’uomo a scapito della sicurezza. Non e` possibile definire uno stato buono, uno stato che sia in grado di giudicare sempre e correttamente quello che si dice e si scrive: sarebbe uno stato utopico. Come e` utopico pensare che una tecnologia che mi solleva dalle mie responsabilita` di autore venisse sempre usata a fin di bene.
Pero` tra le due io sono per la liberta` di espressione, perche` e` l’unica che mi da la sicurezza vera che saremo comunque in grado comunicare per migliorare quello che di schifoso c’e` nel mondo.


Freenet: amenita` libere…

Posted: June 8th, 2007 | Author: sback | Filed under: informatica, io, societa` | No Comments »

Si intitola cosi` una mail che ho inviato ad un vero amico nel Dicembre del 2005 e che ogni volta che apro Mozilla Thunderbird vedo li`, in lista, a ricordo di belle discussioni (forse anche un monito a non dimenticarle). Si parlava a toni accesi di cosa fosse la liberta`, di quanto fosse necessario garantirla e lottare per essa. E ci si chiedeva anche in cosa dovevamo veramente investire il nostro tempo. Proprio in quel periodo ho scoperto dell’esistenza del Freenet Project.

Poiche` per il Summer of Code lavorero` proprio su Freenet, l’altra sera -in un ambiente favorevole (al pub con pochi amici intimi)- ho fatto scattare la fatidica domanda che tutti quelli che si imbattono in Freenet prima o poi si fanno:
la liberta` di espressione deve essere garantita anche se per ottenerla e` necessario sollevare l’autore dalla responsabilita` di cio` che scrive?
Freenet offre una rete completamente anonima (tralascio l’effettiva fattibilita` tecnica della cosa: vorrei parlare di etica) in cui ognuno puo` pubblicare le notizie che vuole, senza che queste possano essere in alcun modo ricondotte alla sua persona fisica. Freenet resiste anche agli attacchi “fisici”: non si puo` pensare di abbattere il computer che contiene la notizia per eliminarla (come invece si puo` fare con i normali server), perche` la notizia e` replicata in tantissimi “nodi” (computer collegati) sparsi per il mondo.
Esiste inoltre una gestione degli pseudonimi in grado di garantire che l’identita` virtuale di chi scrive sia inviolata: se decido di firmare un documento che pubblico su Freenet con il mio pseudonimo Sback, voi controllando l’autenticita` della mia firma sarete sicuri che l’autore sia effettivamente io.

Pseudonimo

Anche se ovviamente non potete sapere che Sback e` Alberto Bacchelli.

Sollevatomi da queste doverose premesse “tecniche”, domani passo alla questione etica.


Quelli che …la ricerca

Posted: May 25th, 2007 | Author: sback | Filed under: societa`, studio | 2 Comments »

Ieri, in un po’ di relax mi sono messo a girovagare tra le home page dei prof. del dipartimento di informatica qui a Bruxelles. Ovviamente non potevo non capitare su quella di un prof di origine italiana.
Ho letto informazioni qua e la`, finche` non ho trovato un bellissimo documento, che vi consiglio di leggere! Parla di tutti i generi di ricercatore esistono in Italia…

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Buon divertimento (anche se fa molto pensare)!


Caffeina

Posted: May 5th, 2007 | Author: sback | Filed under: divertente, film, societa` | 1 Comment »

Chiaramente non potevo assolutamente esimervi dal mio piccolo commento sulle assicurazioni RC Auto (ma anche moto evidentemente), sempre ricche di clausoline piccoline per allenare la vista del povero assicurato.

Una delle cose che mi infastidiscono di piu` sono i tassi di svalutazione che -a loro avviso e con le loro percentuali- subiscono i mezzi… una scusa buona per non pagare una grossa fetta dei danni che abbiamo subito. Ancora peggio quando si e` assicurati contro furto oppure si paga per la mitica “casco”* e ci si ritrova con 1/3 di quello che andremo veramente a spendere dopo un sinistro (cito il Luttazzi quando dice: “mi hanno fatto causa per 21 milioni di euro. Ma io non ce li ho: non sono un idraulico!” e aggiungo: non sei neanche un meccanico d’auto).
Infatti i pezzi danneggiati subirebbero una precisa svalutazione dovuta all’eta` (la stessa per tutti i pezzi: e` noto infatti come lo specchietto retrovisore interno subisca un’usura fortissima, pari a quella delle gomme, a causa della pessima pratica dei conducenti di emettere anidride carbonica durante il processo di respirazione), ma noi non abbiamo alcuna possibilita` di comprarne degli equivalenti per lo stesso prezzo svalutato.

* se io faccio dei danni al mio mezzo, l’assicurazione mi “rimborsa”

web

La faccenda si complica ulteriormente nel caso sia SpiderMan a fracassare la vostra auto durante il corso della battaglia contro SandMan.
Evidentemente nessuno vuole chiedere i soldi al supereroe (anche perche` costui rischia di inquietarsi e mettersi la tutina nera al posto della rossa e farvi vedere i sorci verdi…) e ovviamente lui non e` assicurato, quindi la domanda e`: se abbiamo la casco siamo coperti?
La prima risposta che mi viene in mente e`: no. Pero` a pensarci bene siamo stati noi a guidare furbescamente il nostro mezzo fino a quelle parti li`: potremmo considerarlo un “errore di guida dovuto al conducente”.
Non credo che sulla polizza sia definito il concetto di “errore di guida” in modo tale da escludere una tale logica. Se invece cosi` fosse vi consiglio di lasciare al piu` presto New York, perche` ultimamente quell’Uomo Ragno non e` piu` tanto apposto con la testa.
Ma in fondo lo vogliamo scusare perche` vediamo che Peter Parker sta studiando molto e si sa che con alte dosi di caffeina i ragni danno dei seri segni di squilibrio.